ReLife all’Ecoforum 2019 Legambiente Liguria

ReLife all'Ecoforum 2020 di Legambiente Liguria racconta come nel settore rifiuti è possibile, nei momenti di crisi, trovare elementi di forza.
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ReLife all’Ecoforum 2019 di Legambiente Liguria racconta come nel settore rifiuti è possibile, nei momenti di crisi, trovare elementi di forza.

Genova presenta una situazione in crescita che sconta le storiche difficoltà orografiche di un territorio difficile da gestire soprattutto in termini di raccolta: ha il centro storico più esteso d’Europa e fare una raccolta efficiente, efficace ed economica è difficile. I cittadini genovesi dovrebbero, però, nonostante le caratteristiche urbanistiche non favorevoli, sfruttare meglio le attrezzature che ci sono, infatti nei cassonetti dei rifiuti rimangono troppi materiali che sono stati conferiti in maniera sbagliata: un esempio è la quantità di troppa carta e cartone che viene ancora oggi gettata nei bidoni dell’indifferenziata.

Storicamente, la raccolta di carta e cartone dei genovesi ha un percorso che è molto mirato al porto di Genova, il principale del Mediterraneo. La raccolta è locale ma il riciclo è sempre più globale: la raccolta italiana ha un surplus di 1.500.000 di tonnellate complessive che devono trovare sbocchi non solo nell’industria cartaria nazionale Piemonte, Lombardia e lucchesia che sono i 3 bacini più vicini a Genova. Avendo l’opportunità di usufruire di un porto che guarda al far east, Cina e mercati emergenti, una quota di questo materiale viene esportato generando un profitto importante per le aziende che se ne occupano.

25 anni fa l’Europa ha deciso di delocalizzare gran parte della manifattura in Cina e in altri paesi del far east. Il mercato della Cina ha vissuto una fase di doping per 15 anni che ha portato a dei valori di carta e cartone a dei picchi mai visti. Il Presidente cinese, però, ha chiuso le frontiere. 80.000.000 di ton che andavano all’estero rimangono in Europa.

Chi opera nel mercato dei rifiuti deve reinventarsi perché gran parte della nostra raccolta differenziata di carta e cartone proviene dagli imballaggi utilizzati per prodotti importati che non ritornano più al mittente. Il mondo dei materiali recuperabili deve trovare un nuovo equilibrio.

Quello che fino a poco tempo fa era un valore stoccato in magazzino è diventato un costo.

Il posto più vicino dove finisce la carta dei genovesi è alla Cartiera di Bosco Marengo del gruppo ReLife, dove la carta viene spappolata in una prima fase all’interno di un pulper, la fibra passa attraverso degli screening che puliscono il materiale perché quello che viene messo nella carta dalla popolazione non è sempre e solo carta e vanno tolte le impurità, rimozione delle sostanze che non potrebbero generare nuova carta. Alla fine del processo c’è una macchina continua che produce annualmente 120.000 ton di cartoncino grigio impiegato, ad esempio, per la produzione di dei tubetti della carta igienica.

Il centro più vicino dove si è investito per migliorare la qualità del materiale che viene lavorato alla cartiera è a Genova a Sant’Olcese presso la piattaforma Benfante.

Gli impianti sono visitabili a marzo in 3 giorni di open day, nel corso degli anni oltre 2000 bambini e privati cittadini hanno potuto vedere come funziona, come i materiali della raccolta differenziata vengono lavorati.

Dal 1998 la nascita del sistema Conai ha permesso lo sviluppo dei Consorzi di filiera che hanno sostenuto in maniera importante e significativa la raccolta differenziata fatta dai comuni e quindi dai cittadini. Tutto questo ha comportato un aumento delle quantità raccolte: 6.000.000 ton raccolti di carta e cartone e 1.200.000 ton di plastica che sono importantissimi volumi sottratti allo smaltimento in discarica. Il ciclo non finisce nel cassonetto con la raccolta: c’è tutto un processo industriale con impianti dedicati alla lavorazione e selezione per dividere i singoli polimeri della plastica, PET, HDPE, ecc …

In percentuale nell’ultimo anno il dato medio nazionale è il 4,5% di aumento di raccolta di carta e cartone mentre la plastica il 10%. L’Italia proprio su carta e cartone è uno dei primi paesi al mondo per livelli di raccolta, la media complessiva nazionale è molto buona, anche se ci sono aree dal Lazio al centro sud dove c’è un po’ più di lentezza nello sviluppare la raccolta differenziata.

Dove c’è produzione si generano rifiuti e come tutte le attività di trasformazione anche il riciclo produce rifiuti. Il sacchetto di plastica buttato erroneamente nella carta genera un rifiuto nel processo di riciclo in cartiera. Dopo lo spappolamento nel pulper rimane circa un 80% di rifiuto polimerico destinato a smaltimento. Ci vogliono soluzioni che vadano a minimizzare l’impatto ambientale. ReLife ha investito nell’apertura di un nuovo impianto che consentirà di certificare una filiera a «SMALTIMENTO ZERO» per gestire i rifiuti provenienti dai processi di riciclo. Il rifiuto proveniente dalla selezione delle raccolte di provenienza sia pubblica che privata sarà lavorato nell’impianto REFUEL per produrre CSS (Combustibile Solido Secondario) certificato REACH da impiegare nei cementifici italiani ed europei.

Nei momenti di crisi è importante trovare elementi di forza.

Senza impianti di riciclo l’economia circolare non si può fare altrimenti tutti gli sforzi dei Comuni, delle aziende e dei singoli cittadini sono vanificati. Occorre fare una grande operazione culturale.

Intervento di Enzo Scalia direttore generale ReLife all’Ecoforum 2019 Legambiente Liguria – 18 e 19 dicembre 2019

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